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Numero 0 • Giugno 2010


Le Olimpiadi del 1972, il primo grande evento sportivo organizzato nel dopo- guerra dalla Germania, erano state insanguinate dal terribile sequestro degli atleti israeliani da parte del commando terrorista palestinese di Settembre Nero. A due anni di distanza i tedeschi ebbero la loro rivincita sia sul piano orga- nizzativo sia su quello sportivo, solle- vando la nuova Coppa del Mondo scol- pita dall’italiano Silvio Gazzaniga. Per i tedeschi dell’Ovest l’unica pecca del Mondiale altrimenti impeccabile fu la sconfitta di Amburgo contro i cugini della Germania dell’Est. Per quanto ininfluente al fine del passaggio del turno, la rete di Sparwasser causò notevole imbarazzo politico a Bonn, rappresentando un’im- portantissima vittoria simbolica per la Repubblica Democratica Tedesca. Le tensioni fra est e ovest caratterizzarono anche lo spareggio UEFA/CONMEBOL fra Unione Sovietica e Cile. Dopo il colpo di stato militare che aveva rovesciato il governo di Allende e instaurato una sanguinosa dittatura militare guidata dal generale Pinochet i sovietici, pur avendo giocato e pareggiato l’andata a Mosca, decisero di boicottare il match di ritorno. Pinochet preparò comunque una sceneg- giata farsesca; davanti a una folla fe- stante i cileni scesero in campo e al fischio dell’arbitro segnarono un gol a porta vuota.


La novità del Mondiale fu lo Zaire, squadra materasso del gruppo 2 e prima nazionale dell’Africa sub-sahariana a qualificarsi ai Mondiali. Poiché rispettava in pieno gli stereotipi che circondavano il calcio africano divenne subito una fonte


inesauribile di storie per i giornalisti. Un’Italia invecchiata di quattro anni non riuscì


invece a superare un difficile


girone in cui ebbero la meglio la Polonia di Lato e dell’Argentina di Kempes. Nella seconda fase a gruppi Germania e Olanda, le due squadre più forti e inno- vative tatticamente, finirono in testa nei rispettivi gironi accedendo alla finale, mentre la sorprendente Polonia sconfisse il Brasile nella finalina di consolazione. Il 7 luglio a Monaco di Baviera scesero in campo due squadre diversissime fra loro. L’Olanda di Michels giocava un calcio che sarà poi definito totale, fatto di una fitta rete di passaggi ma anche da improvvise e letali verticalizzazioni. La squadra, costruita attorno al genio di Cruijff, disponeva di giocatori capaci a seconda delle esigenze di interpretare qualsiasi ruolo. La Germania di Schön aveva invece una determinazione feroce: ben protetta dal portiere Sepp Maier e guidata dalla saggia regia di Becken- bauer, poteva contare sul contributo determinante degli instancabili terzini, Breitner e Vogts, e sulla vena realiz- zativa di Müller. Fu la saldezza di nervi a fare la differenza. I Tulipani erano pas- sati in vantaggio al 2’ con un rigore di Neeskens senza far mai toccare il pal-


lone ai tedeschi che, tuttavia, non si scomposero e ribaltarono il risultato col rigore di Breitner e la rete di Müller. L’Olanda, vittima del suo nervosismo, sbatté sul muro difensivo tedesco conce- dendo il bis mondiale ai padroni di casa.


Risulta molto difficile parlare di sport raccontando di un’edizione in cui con- temporaneamente alla disputa delle partite venivano torturati e ammazzati gli oppositori del regime militare presie- duto da Videla, salito al potere nel 1976 con un colpo di stato. Nel silenzio della FIFA la sanguinaria dittatura militare argentina sfruttò l’evento come occa- sione per darsi una facciata di legalità e mobilitare le masse, sulla scia di quanto già fatto da Brasile e Messico. Tutte le risorse disponibili furono investite nel Mondiale che, data la passione per il calcio che contraddistingue gli argentini, contribuì a rafforzare la propaganda populista del regime.


Tuttavia, come ricorda lo storico Sergio Giuntini, il Mondiale evidenziò anche le spaccature all’interno della stessa junta,


STORIE MONDIALI - 1 970-1 986


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