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STORIE MONDIALI - 1 950-1 966


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tica che nel 1956 aveva vinto il torneo olimpico.


La rivolta ungherese del 1956 aveva creato una diaspora; sfruttando gli in- contri all’estero Puskás e compagni seguirono l’esempio di Kubala ed emi- grarono, strapagati, nelle squadre pro- fessionistiche occidentali. Curiosamente i magiari furono eliminati dal torneo dal Galles di Charles il giorno seguente all’impiccagione di Nagy, il leader della rivolta del ‘56. All’Unione Sovietica inve- ce mancò Ėduard Strel'cov: il Pelé rus- so, attaccante della Torpedo Mosca e trascinatore della squadra olimpica, fu accusato ingiustamente di stupro e gli venne impedito di partecipare al Mondia- le. Gli fu fatto pagare il fatto di aver sempre rifiutato le proposte del CSKA Mosca e della Dinamo Mosca, le squadre dell’esercito e dei servizi segreti, nonché il rifiuto di sposare la figlia di un pezzo grosso della nomenclatura sovietica.


In questo contesto il Brasile, che schie- rerà una delle migliori squadre di tutti i tempi facendo emergere il fulgido talen- to del diciassettenne Pelé, avrà gioco facile a laurearsi campione del mondo. I successi del Brasile non dipesero comun- que solo da O Rei, Vicente Feola impostò la squadra con un offensivo 4-2-4 che poteva trasformarsi in un 4-3-3 grazie all’adattabilità di Zagallo. I terzini di spinta, Djalma e Nilton Santos, contri- buivano attivamente alla costruzione dell’azione che passava sempre per i piedi di Didì, il vero regista della squa- dra. Contando che in attacco giostravano Vavá, Garrincha e Pelé, è comprensibile capire perché il Brasile vinse il suo primo mondiale senza incontrare veri rivali. In finale con gli


inarrivabili Carioca, i


padroni di casa dei vari Gren, Liedholm, Hamrin, Skoglund si inchinarono per il


Numero 0 • Giugno 2010


risultato di 5-2. A completare i gradini del podio ci fu la Francia che, trascinata da un immenso Fontaine (13 reti in tutto il mondiale), sconfisse per 6 a 3 la Ger- mania Ovest.


Dopo dodici anni il Mondiale tornò in Sudamerica. A dispetto delle attese e grazie al contributo determinante del Brasile la scelta non cadde sulla favorita Argentina bensì sul lungo e esile Cile. Il 22 maggio 1960, due anni prima del Mondiale, il Cile venne colpito da un terribile terremoto, uno dei più grandi e violenti della storia, che distrusse tutte le infrastrutture del paese. Il Cile, con una grande mobilitazione,


riuscì a


rialzarsi utilizzando il Mondiale come occasione di rinascita. Fondamentali furono l’entusiasmo e le capacità di Carlos Dittborn, presidente del comitato organizzatore che coniò lo slogan Poiché non abbiamo nulla faremo tutto quello che è in nostro potere per ricostruire. La sua morte, un mese prima dell’inizio delle competizioni, lasciò un vuoto e una situazione economica difficile da sanare. In Europa, in assenza della mondovi- sione, dopo due mondiali davanti alla TV, le partite furono ascoltate nuovamente alla radio.


L’Italia deluse nuovamente: una vittoria, un pareggio e una sconfitta non furono sufficienti per passare il primo turno. Pesò soprattutto la sconfitta 2-0 con i padroni di casa nell’incontro passato alla storia come la battaglia di Santiago. La partita col Cile fu una grande zuffa; dopo pochi minuti il centrocampista Ferrini fu espulso per un fallo di reazione e, nella rissa che seguì, Leonel Sánchez ruppe


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