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STORIE MONDIALI - 1 950-1 966


Pianeta Sport • www.pianeta-sport.net


Numero 0 • Giugno 2010


Le conseguenze della guerra, che aveva fatto saltare le due edizioni degli anni Quaranta, investirono per forza di cose anche l’organizzazione del Mondiale. Con l’Europa ancora sommersa dalle mace- rie, il Brasile fu l’unico paese ad avan- zare una candidatura. Pur riammesse dalla FIFA, Germania e Giappone, paesi aggressori durante il secondo conflitto mondiale, non vennero invitate dagli organizzatori. La FIFA guadagnò ulte- riore credito con l’ingresso delle fede- razioni britanniche e dell’Unione Sovie- tica. L’affiliazione dei sovietici però non portò alla partecipazione; il blocco o- rientale, rinunciando di partecipare al Mondiale in un paese considerato fasci- sta, fece entrare ufficialmente nei campi da calcio la Guerra Fredda, che con lo scoppio in quei giorni della Guerra di Corea stava diventando “calda”. Delle 16 squadre qualificate solo 13 presero parte alla fase finale; Scozia e Turchia rinun- ciarono per motivi economici, l’India perché il regolamento FIFA non per- metteva ai suoi giocatori di giocare scalzi.


Per l’Italia fu un torneo da dimenticare. La tragedia di Superga del 4 maggio del 1949 aveva spezzato la vita all’intera squadra del Grande Torino che costituiva l’ossatura della nazionale. Poiché nel paese l’aereo era diventato un tabù, per arrivare in Brasile la già dimezzata nazionale italiana dovette sorbirsi un


guay, dove i bicampioni del mondo furo- no accolti con tutti gli onori, si contarono 8 morti per i festeggiamenti. In Brasile, dove il paese era sotto shock, molte persone, vuoi per la tristezza o per i debiti contratti, si tolsero la vita. Da quel funesto giorno, che viene tutt’oggi ricordato con l’espressione O’Mara- canaço (disastro del Maracanã), il Brasile abbandonò i colori bianco e blu per adottare l’attuale accostamento croma- tico verde-oro.


lungo e debilitante viaggio in nave. Nonostante il sostegno degli immigrati italiani in Brasile, la Svezia ci eliminò dal girone. I brasiliani abolirono la tradi- zionale formula a eliminazione diretta per creare un torneo a due fasi. La vincente dei primi gironi si qualificò per il girone finale al quale accedettero Brasile, Spagna, Svezia e Uruguay; quattro squadre che non avevano avuto la guerra in casa propria. I padroni di casa, che erano senza dubbio i favoriti giocarono il 16 luglio allo stadio di Maracanã,


il match decisivo contro


l’Uruguay. Al Brasile di Ademir, Zizinho e Jair, era sufficiente anche il pareggio per laurearsi campione del mondo; tutto era pronto per le celebrazioni e il paese si sentiva la vittoria in tasca. Al 47° dopo l’1 a 0 di Firaça l’intero Brasile già festeggiava, ma Schiaffino prima e Ghiggia poi ribaltarono il risultato, tra-


sformando quello che doveva essere un tripudio in un lutto collettivo. Al fischio finale dell’arbitro Reader, il Maracanã, così come tutto il popolo brasiliano, piombò in un incredulo silenzio; i ce- rimonieri, la banda e la bandiera uru- guagia sparirono inspiegabilmente. Jules Rimet, con un certo imbarazzo, si trovò da solo a premiare i vincitori. In Uru-


Nel 1954 i Mondiali tornarono in Europa e, per celebrare i suoi 50 anni, la FIFA non poteva che assegnarli alla Svizzera; la Confederazione Elvetica inoltre era stata neutrale durante la seconda Guerra Mondiale ed era uno dei pochi paesi non schierato nella Guerra Fredda. L’orga- nizzazione fu “svizzera” in tutto e per tutto. Furono i primi Mondiali televisivi e l’intero torneo venne organizzato in mo- do da favorire le squadre più forti e


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