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Numero 0 • Giugno 2010


L’idea di disputare una Coppa del Mondo di calcio riservato alle selezioni nazionali nacque con la fondazione stessa della FIFA (Fédération Internationale de Foot- ball Association). Prima della FIFA il de- positario delle regole era l’International Board, formato esclusivamente da mem- bri dei paesi britannici i quali non si dimostrarono per nulla interessati a creare istituzioni internazionali per favo- rire lo sviluppo del calcio. D’altro canto squadre inglesi già sfidavano rappre- sentative locali in giro per il mondo. Il 21 maggio 1904 a Parigi, proprio per rispondere alle richieste di calcio inter- nazionale provenienti dal continente europeo, su iniziativa francese, fu fon- data la FIFA. Le cinque federazioni fon- datrici, Francia, Svizzera, Danimarca, O- landa e Belgio elessero come presidente il francese Robert Guérin. Dopo l’appro- vazione dello statuto, in cui la FIFA si affermò come unico ente avente il diritto di organizzare una Coppa del Mondo, vi entrarono anche le federazioni austriaca, tedesca, ungherese e italiana. I britan- nici aderirono alla FIFA nel 1905 otte- nendo persino la presidenza con l’inglese Woolfall; fallì invece il primo tentativo di istituire un torneo internazionale. L’in- gresso delle federazioni britanniche, che potevano contare su quattro voti (cosa assai poco gradita dalle federazioni continentali), portò ad un aumento della conflittualità in seno alla FIFA soprat- tutto sulla questione della distinzione fra professionismo e amateurisme (dilettan- tismo). I britannici sostenevano una di- visione netta fra dilettanti e profes- sionisti, al contrario dei continentali che erano molto più inclini al compromesso


maggio 1928 a Barcellona la FIFA poté finalmente annunciare che nell’estate del 1930 in Uruguay sarebbe stata asse- gnata la prima Coppa del Mondo.


sul tema del “mancato guadagno”. A partire dal 1921, quando Jules Rimet succedette al defunto Woodfall, l’incom- patibilità fra queste due visioni crebbe in modo esponenziale fino al 1927, anno in cui le federazioni britanniche uscirono dalla FIFA.


Mentre la FIFA cercava di darsi una struttura solida, il calcio internazionale prendeva autonomamente una sua forma. Gli incontri internazionali si face- vano sempre più frequenti e, a partire dal 1908, un torneo internazionale di calcio si disputò all’interno delle Olim- piadi. A Londra le squadre furono solo cinque; quattro anni più tardi, a Stoc- colma, ci fu netto incremento della par- tecipazione con ben undici squadre, ma a vincere furono ancora i britannici che


si confermarono i “maestri” di questo gioco. La prima guerra mondiale inter- ruppe però tanto il calcio olimpico quan- to i progetti per un Campionato Mondiale di Calcio. L’Olimpiade di Anversa 1920 rilanciò il dibattito, portato avanti so- prattutto da Rimet e Delauny sulla Cop- pa de Mondo, ma sarà soprattutto il grande successo di pubblico del torneo olimpico di calcio di Parigi 1924, che vide trionfare l’Uruguay di Mazali, Nasazzi, Andrade e Cea, a far cadere qualsiasi dubbio sulla necessità di organizzare un Campionato del Mondo aperto anche ai professionisti. Tra il 1926 e il 1927 una commissione della FIFA lavorò per creare un campionato del mondo. Malgrado le pressioni del CIO sui dilettanti e l’uscita di scena dei britannici, questo secondo tentativo fu più felice del primo. Il 18


Il piccolo paese sudamericano fu prefe- rito non certo casualmente alle numero- se candidature dei paesi europei. Dopo due vittorie olimpiche l’Uruguay era indi- scutibilmente la prima potenza calcistica mondiale. Nel 1930 il paese festeggiava il centenario della sua indipendenza. Per celebrarlo fu eretto e ultimato nei primi giorni del mondiale l’imponente stadio Centenario. I paesi europei non ap- prezzarono la scelta della FIFA, poiché il viaggio si presentava caro, lungo e sfi- brante. I club professionistici non ave- vano alcuna intenzione di pagare gli atleti, mentre i dilettanti non potevano certo permettersi di perdere il proprio lavoro. Fu così che il 5 luglio, insieme alla coppa e alla delegazione FIFA, dal transatlantico Conte Verde sbarcarono solamente le delegazioni di Francia, Bel- gio, Jugoslavia e Romania. Rimet aveva utilizzato tutto il proprio prestigio per costituire la selezione francese, come del resto il grande appassionato di sport, re Carol II, in Romania. Il giorno della sfilata inaugurale, con sole 13 squadre a marciare per le strade di Montevideo, gli organizzatori si sentirono un po’ traditi dal silenzioso boicottaggio del Vecchio Continente.


STORIE MONDIALI - 1 930-1 938


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