This page contains a Flash digital edition of a book.
Pianeta Sport • www.pianeta-sport.net IL CRICKET


L’uscita dal Commonwealth del 1961 comportò automaticamente la rinuncia alla membership dell’International Cricket Conference (ICC), ma ciò non modificò affatto la situazione perché il Sudafrica era considerato fondamentale per il cricket internazionale. Nel 1968, Basil D’Olivera, atleta di colore della nazionale inglese, ma di origine sudafricana, venne selezionato per la tournée in Sud Africa. Il governo sudafricano accusò il giocatore di essere un esponente del movimento anti-apartheid e gli inglesi di voler strumentalizzare politicamente l’evento. In realtà, nonostante la contestazione anti-apartheid della società civile britannica fosse crescente, alcuni infortuni resero neces- saria la sua selezione. Fallita la mediazione, il tour fu cancellato e i rapporti sportivi fra i due paesi si interruppero. Solo l’Australia con- tinuò le tournée fino al 1970. Negli anni Ottanta, per uscire dall’isolamento, il cricket sudafricano organizzò una serie di tour, noti come “ribelli”, con lo scopo politico e propagandistico di interrompere la campagna di isolamento internazionale e di soddisfare la richiesta interna di sport internazionale. Nel 1990 l’ultimo “tour ribelle”, che coincise con la liberazione di Mandela e degli altri leader dell’ANC, fu caratterizzato da pesanti proteste.


LA FORMULA UNO


La procedura comune per le multinazionali del tabacco, quando il gran carrozzone della Formula 1 si trova a gareggiare in paesi in cui la legislazione locale vieta le sponsorizzazioni legate al fumo, è quella di inventarsi ogni sorta di illusione grafica pur di trasmettere comunque l'identità del marchio. Eppure in Sudafrica successe che le aziende stesse si autocensurarono e tentarono di rendere irriconoscibile il proprio simbolo riprodotto su una vet- tura di Formula 1. Accadde nel 1985, in occasione dell'ultima prova del cam- pionato del mondo a Kyalami. Non era una novità gareggiare da quelle parti: era diventato un piccolo classico, e anche l’esistenza di un certo tipo di se- gregazione razziale applicata a vari livelli della società era una realta ben conosciuta a chi annualmente si presentava sulla griglia di partenza. Solo che in quell'anno la protesta mondiale contro la politica d'apartheid applicata dal governo sudafricano montava più che mai. Interi team, o singoli piloti, boi- cottarono la gara: Renault e Ligier in primis, su invito del ministro francese dello sport, decisero di non partecipare alla trasferta. Alan Jones si rese indi- sponibile all'ultimo momento per non creare troppi problemi all’azienda spon- sor del proprio team, impaurita dalla prospettiva di ritorsioni da parte del consum-tore medio americano. Alla fine Bernie Ecclestone al solito sistemò un po' tutto alla bell'è meglio. Con qualche macchina in meno al via - e parecchio nastro adesivo in più sulle fiancate - la gara partì comunque.


Numero 0 • Giugno 201 0 IL RUGBY


Buona parte della sfida per l’isolamento culturale del Sudafrica si giocò sui campi da rugby. Per gli afrikaner, definiti dallo studioso David Harrison come la “tribù bianca dell’Africa”, il rugby era un vero e proprio simbolo d’identità nazionale. Più ancora che per le conseguenze del caso D’Olivera, il paese aveva sofferto per la cancellazione della tournée del 1967 degli All Blacks, intenzionati a schierare i māori. I neozelandesi avevano rinunciato ai giocatori māori contro gli Springbok fin dal 1928, ma negli anni Sessanta, dopo il massacro di Sharpville, il vento era cambiato. Dal 1971 il Sudafrica cercò di diventare più accon- discendente, permettendo alle nazionali straniere di schierare squadre multirazziali, in modo da garantire ai propri cittadini il rugby internazionale. Sarà proprio una tournée neozelandese in Sudafrica, poco dopo i moti di Soweto, la causa del boicottaggio africano alle Olimpiadi del 1976. L’anno successivo il Commonwealth firmò gli accordi di Gleneagles per interrompere ogni relazione sportiva col Sudafrica. A partire dal 1982 gli Springbok non avranno più accesso al rugby internazionale eccezion fatta per due tournée con una rappresentativa sudamericana, una con l’Inghilterra nell’84 e una coi Cavaliers neozelandesi. Il tour segreto dei neozelandesi finì 3-1 in favore del Sudafrica portando una ventata di orgoglio nazionale afrikaner, in un difficile momento di recessione economica. I neozelandesi che parteciparono nel 1986 alla tournée dei Cavaliers non furono squalificati e molti di loro vinsero la Coppa del Mondo l’anno successivo. Negli anni novanta, dopo qualche incertezza iniziale, il ritorno al rugby internazionale fu trionfale.


GLI ALTRI SPORT


Dalla fine degli anni sessanta una serie di risoluzioni dell’ONU contro l’apartheid nello sport sfociarono nella Dichiarazione Internazionale contro l’Apartheid nello Sport (1977) e nella Convenzione Internazionale contro l’Apartheid nello Sport (1985). L’appoggio dell’ONU diede maggior sostegno alla lotta delle istituzioni sportive, ma ogni federazione rispose a questi impulsi in modo diverso. Mentre la Federazione Internazionale di Tennistavolo, escludendo nel 1957 la federazione bianca, permise la partecipazione di una squadra sudafricana mista ai mondiali di Stoccolma, la IAAF, presieduta da lord Burghley, si oppose all’esclusione del Sudafrica per tutti gli anni Sessanta. In coppa Davis i tennisti sudafricani, riammessi nel 1974 dopo quattro anni di esclusione, sollevarono la loro prima e unica coppa giocando solamente due partite e vincendo, grazie al boicottaggio dell’India, la finale a tavolino. Benché l’espulsione dal Movimento Olimpico fosse stata spiegata come un complotto comunista e l’esclusione dal cricket, pur lenita dai tour ribelli, fosse stata vissuta malamente soprattutto dalla comunità anglofona, le sanzioni sportive ebbero sui sudafricani un impatto psicologico non secondario soprattutto quando colpirono il rugby. Nel 1988 ogni relazione sportiva con il Sudafrica era ormai interrotta. Un anno dopo la presidenza de Klerk cominciò ad attuare le riforme che abolirono gradualmente la segregazione razziale. Con la fine dell’ultimo grande regime coloniale in Africa, le istituzioni sportive internazionali furono più che felici di riaccogliere fra loro il nuovo Sudafrica.


THE RAINBOW NATION - L'embargo sportivo


Page 1  |  Page 2  |  Page 3  |  Page 4  |  Page 5  |  Page 6  |  Page 7  |  Page 8  |  Page 9  |  Page 10  |  Page 11  |  Page 12  |  Page 13  |  Page 14  |  Page 15  |  Page 16  |  Page 17  |  Page 18  |  Page 19  |  Page 20  |  Page 21  |  Page 22  |  Page 23  |  Page 24  |  Page 25  |  Page 26  |  Page 27  |  Page 28  |  Page 29  |  Page 30  |  Page 31  |  Page 32  |  Page 33  |  Page 34  |  Page 35  |  Page 36  |  Page 37  |  Page 38  |  Page 39  |  Page 40  |  Page 41  |  Page 42  |  Page 43  |  Page 44  |  Page 45  |  Page 46  |  Page 47  |  Page 48  |  Page 49  |  Page 50  |  Page 51  |  Page 52  |  Page 53  |  Page 54  |  Page 55  |  Page 56  |  Page 57  |  Page 58  |  Page 59  |  Page 60  |  Page 61  |  Page 62  |  Page 63  |  Page 64  |  Page 65  |  Page 66  |  Page 67  |  Page 68  |  Page 69  |  Page 70  |  Page 71  |  Page 72  |  Page 73  |  Page 74  |  Page 75  |  Page 76  |  Page 77  |  Page 78  |  Page 79  |  Page 80  |  Page 81  |  Page 82  |  Page 83  |  Page 84  |  Page 85  |  Page 86  |  Page 87  |  Page 88  |  Page 89  |  Page 90  |  Page 91  |  Page 92  |  Page 93  |  Page 94  |  Page 95  |  Page 96  |  Page 97  |  Page 98  |  Page 99  |  Page 100  |  Page 101  |  Page 102  |  Page 103  |  Page 104  |  Page 105  |  Page 106  |  Page 107  |  Page 108  |  Page 109  |  Page 110  |  Page 111  |  Page 112  |  Page 113  |  Page 114  |  Page 115  |  Page 116  |  Page 117  |  Page 118  |  Page 119  |  Page 120  |  Page 121  |  Page 122  |  Page 123  |  Page 124  |  Page 125  |  Page 126  |  Page 127  |  Page 128  |  Page 129  |  Page 130  |  Page 131  |  Page 132  |  Page 133  |  Page 134  |  Page 135  |  Page 136  |  Page 137  |  Page 138  |  Page 139  |  Page 140  |  Page 141  |  Page 142  |  Page 143  |  Page 144  |  Page 145  |  Page 146  |  Page 147  |  Page 148  |  Page 149  |  Page 150  |  Page 151  |  Page 152  |  Page 153  |  Page 154  |  Page 155  |  Page 156  |  Page 157  |  Page 158  |  Page 159  |  Page 160  |  Page 161  |  Page 162  |  Page 163  |  Page 164  |  Page 165  |  Page 166  |  Page 167  |  Page 168  |  Page 169  |  Page 170  |  Page 171  |  Page 172  |  Page 173  |  Page 174  |  Page 175  |  Page 176  |  Page 177  |  Page 178  |  Page 179  |  Page 180  |  Page 181  |  Page 182  |  Page 183  |  Page 184  |  Page 185  |  Page 186  |  Page 187  |  Page 188
Produced with Yudu - www.yudu.com