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Pianeta Sport • www.pianeta-sport.net Rugby La religione degli afrikaner


Per gli afrikaner il rugby è quasi una reli- gione; rappresenta sicuramente la più importante attività culturale tanto da assurgere a simbolo della white nation sudafricana. Paradossalmente il rugby smise di essere uno sport inglese e di- ventò uno sport veramente sudafricano con le guerre anglo-boere. Fu proprio l’esercito britannico che diffuse il rugby fra gli afrikaner, in particolare fra quelli arrestati nei campi di prigionia. Dopo la sconfitta militare il rugby divenne per gli afrikaner qualche cosa più di un gioco; rappresentò l’occasione con la quale essi potevano prevalere sugli inglesi. Gli epici scontri fra università inglesi e afrikaner non fecero altro che accrescere questa rivalità. Le divisioni però sparivano di colpo quando si trattava di tifare per la propria provincia o per la nazionale. Passione per la palla ovale e identità nazionale erano legate a tal punto che uno degli ultimi bastioni, da cui scom- parvero le vecchie bandiere dell’Unione Africana, furono proprio i campi da rugby.


Il primo incontro internazionale risale al 1891 mentre il soprannome Springboks nacque nel 1906 in occasione della pri- ma tournée in Europa. La pratica del rugby si innestò ben presto su linee razziali. Non solo gli Springboks erano formati unicamente da giocatori bianchi ma anche le altre squadre fino al 1971 dovettero escludere giocatori non-bian- chi quando si recavano in tournée nell’U- nione Sudafricana. Negli anni Ottanta fu permesso ai meticci di giocare a rugby con i bianchi; ciò provocò conflitti all’in- terno del National Party e contribuì alla scissione che portò alla nascita del Conservative Party. Il rugby era consi-


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derato uno sport nobile e la sua pratica richiedeva necessità maggiori rispetto al calcio che, bandito dalle scuole verso il 1910, ebbe un particolare successo fra la popolazione di colore.


Calcio Uno sport per neri?


Vuoi perché è necessario solamente un pallone per giocarci, vuoi perché le sue regole sono particolarmente intuitive, resta di fatto che il calcio è sempre stato lo sport più diffuso in Sudafrica. Con la nascita dell’Unione Sudafricana e la con- seguente urbanizzazione il calcio, che era stato introdotto dai missionari, si af- fermò definitivamente anche fra i neri. Negli anni venti il calcio era giocato sop- rattutto dagli operai urbani e dai mina- tori come occasione di svago e, anche se


per molti restava solamente un gioco di strada, ben presto vennero organizzati dei campionati locali che diedero poi il via alla nascita di federazioni. Intorno agli anni venti e trenta nelle città, nelle campagne e vicino alle miniere sorsero numerose squadre di calcio e non ci volle molto perché queste ultime diven- tassero le associazioni più popolari all’in- terno delle rispettive comunità. A partire dagli anni trenta il calcio conobbe un ve- ro boom. I proprietari delle miniere e delle industrie lo avevano utilizzato co- me strumento di pace sociale, ma nel momento in cui esplose la richiesta di infrastrutture questi stessi si dimo- strarono assai reticenti a concederle. La carenza di infrastrutture, unita alla pas- sione per questo sport, faceva sì che alla domenica, unico giorno libero dei lavo- ratori neri, si giocassero nei pochi campi a disposizione tornei che duravano dalla


mattina alla sera.


Alla vigilia dell’istituzionalizzazione del sistema dell’apartheid il calcio sudafri- cano era già organizzato su linee etnico- razziali. Nel 1951, anche per sfidare la politica segregazionista del National Party, nacque la Federazione Sudafri- cana di Calcio che, in opposizione alla federazione bianca, così come stava accadendo anche fra i rispettivi partiti politici, riunì neri, indiani e coloured. Proprio dal calcio arrivarono le maggiori sfide all’apartheid sportivo; nel 1977 Vincent Julius fu il primo calciatore nero a giocare in una squadra di bianchi. Fra gli sport di squadra il calcio è stato il primo sport a riequilibrare la disparità fra bianchi e neri creata dalle politiche di apartheid nello sport. Nella Confede- ration Cup 2009 un solo giocatore su undici, Matthew Booth, era bianco.


THE RAINBOW NATION - Storia dello sport sudafricano


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