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Numero 0 • Giugno 201 0


Per quanto forme ludico-sportive fossero ovviamente presenti in Sudafrica ben prima dell’arrivo degli europei, l’avvento dello sport moderno, fu un portato principalmente britannico. Lo testimo- niano oggi gli sport nazionali del paese; calcio, rugby e cricket hanno infatti un’origine britannica. Gli inglesi però non furono i primi europei a colonizzare la regione. Gli olandesi, e nello specifico la Compagnia delle Indie Orientali, si instaurarono già nel 1652 nella zona del Capo di Buona Speranza. Lì fondarono la Colonia del Capo che si reggeva su un’economia agricola e di allevamento basata sull’apporto degli schiavi impor- tati dal Madagascar, dall’Indonesia e dal Mozambico.


Gli inglesi si impossessarono del ter- ritorio solo all’inizio del XIX secolo e abolirono lo schiavismo. Ciò costrinse i contadini olandesi a spostarsi nell’entro- terra dove fondarono le repubbliche del Transvaal e dell’Orange. L’indipendenza di queste repubbliche, al pari dei posse- dimenti degli Zulu, ressero fino a che non fu scoperto che il sottosuolo era ricco di risorse aurifere e diamantifere. Attratti da queste materie prime, gli inglesi intrapresero dure e sanguinose guerre tanto con i nativi quanto con gli afrikaner del Transvaal e dell’Orange. Esauritesi le campagne contro gli Zulu e gli Xhosa nonché le guerre boere, nel 1910 fu istituzionalizzata, come domi- nion britannico, l’Unione Sudafricana.


Gli afrikaner restarono sempre la


maggioranza bianca nel paese: non ebbe successo il tentativo, per altro blando, di


anglicizzazione. L’abolizione dello schia- vismo non significò l’abolizione dello sfruttamento e con il Native Land Act del 1913 fu limitata drammaticamente la possibilità che i neri potessero possedere la terra. Proprio in questi anni lo sport sudafricano si sviluppò e iniziò la sua istituzionalizzazione. Benché non razzi- sta come in seguito, la pratica dello sport seguì, almeno inizialmente, linee classiste. Difficilmente infatti parteci- pavano alle medesime competizioni per- sone di diverso rango sociale ed eco- nomico e di conseguenza erano rari anche i confronti fra i diversi gruppi che rappresentavano la società sudafricana.


Col tempo, almeno fra i bianchi, ciò divenne sempre più frequente e lo sport (soprattutto il rugby) si trasformò spes- so in un’occasione in cui gli afrikaner mostravano il proprio odio verso gli


inglesi. Già agli albori del XX° secolo però le preferenze rispetto ai tre prin- cipali sport britannici sembravano se- guire un criterio “razziale”; la mag- gioranza dei neri infatti giocava a calcio, gli afrikaner prediligevano il rugby, men- tre indiani e inglesi si identificavano maggiormente col gioco del cricket.


Cricket Lo sport imperiale


Per tutto il XIX e per buona parte del XX secolo il cricket è stato quasi esclu- sivamente uno sport per bianchi, agiati e con un tasso d’istruzione elevato. Questo sport, prettamente inglese, ha contrad- distinto il processo di sviluppo dell’Im- pero britannico, diventando, in quanto gioco riservato alle élite, funzionale alla sua identità culturale. L’ideologia del


cricket, imbevuta di caratteristiche mo- rali come l’ideale di superiorità anglo- sassone, prevedeva che questo sport potesse essere insegnato solo a chi avesse raggiunto un determinato livello di civilizzazione.


Superata la fase dei match fra Mother country e Colonial born, il cricket suda- fricano acquisì molto presto una dimen- sione internazionale. Fra il 1890 e il 1914, la cosiddetta età dell’oro del cricket, i sudafricani disputarono spesso sentite sfide contro gli inglesi e gli australiani. Già nel XIX secolo le élites dei gruppi Xhosa e Zulu appresero il cricket dagli inglesi. Il confronto con i bianchi rimase però raro, tanto che svilupparono autonomamente, al pari degli indiani, un loro stile di gioco.


Fino al 1948 questo sport rappresentò anche un motivo di divisione fra i bianchi diventando un simbolo dell’esclusività e della separazione degli anglofoni dal resto della popolazione. Già dagli anni venti però le differenze iniziarono ad assottigliarsi e a partire dal 1948 anche il cricket cominciò lentamente a tra- sformarsi in un simbolo dell’alleanza bianca. Nonostante i molti cricketer afrikaner di valore, fra i boeri è sempre rimasta una forte diffidenza verso que- sto sport. Molto più del cricket fu quindi il rugby ad elevarsi a simbolo sportivo dell’alleanza bianca durante il periodo dell’apartheid.


THE RAINBOW NATION - Storia dello sport sudafricano


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