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GIRONE G - Oltre il calcio


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paese vive la crisi peggiore. Fallisce il piano di disarmo, il governo non rispetta i patti sulle elezioni e mette il bavaglio alla stampa, un convoglio di armi pesanti dell’Esercito si avvicina alla linea di demarcazione. Il 4 novembre, l’Aviazione governativa inizia il bombardamento di Bouakè attaccando anche per errore le postazioni francesi; il presidente Chirac ordina la distruzione dell’Aviazione ivo- riana e il blocco dell’aereoporto. Il 7 novembre, nelle strade della capitale folle armate attaccano le attività francesi e i blindati dell’Armeè aprono il fuoco contro la folla. Il 15 novembre, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU inter- viene e vieta il commercio di armi con le fazioni belligeranti e nel mese di dicembre, il presidente Gbagbo rilancia il processo di pacificazione, ma il paese è ancora diviso, l’attività politica forte- mente limitata e i ribelli non hanno ancora aderito al disarmo. Le forze dell’ONU che presidiano la zona cusci- netto incontrano problemi nel rispettare la tregua.


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Il 27 marzo del 2005 gli Elefanti battono per 3-0 il Benin, ad inizio giugno pareggiano a Tripoli; il 4 settembre, nonostante due reti di Drogba, sono sconfitti in casa dal Camerun che si trova con un punto di vantaggio quando manca una sola partita. Ad Abidjan, la situazione è ancora una volta critica, in un momento di apparente quiete l’Esercito francese invia un nuovo contingente e il 28 settembre il Presidente Gbagbo annuncia che le elezioni sono annullate.


Per gli Elefanti, l’8 ottobre è il grande giorno ma l’esito dipende dalla partita tra Camerun ed Egitto che si svolge a Yaoundè. L’Egitto strappa un pareggio e gli Elefanti scendono in campo contro il


Numero 0 • Giugno 201 0


Drogba viene insignito del Pallone d’Oro africano. Ricevuto il trofeo, si reca ad Abidjan per condividere la gioia con il popolo ivoriano; gli abitanti della Capitale lo attendono all’aereoporto e gli viene reso omaggio dai vertici federali e dal Presidente in persona al quale strappa l’impegno a disputare a Bouakè il prossimo incontro casalingo della Nazionale. Due giorni dopo, in questo suo viaggio di riunificazione, è lo stesso Drogba a recarsi a Bouakè; di fronte alle migliaia di appassionati che lo attendono nella piazza centrale e sui tetti dell’ex roccaforte ribelle il centravanti degli Elefanti mostra il Pallone d’Oro. “Dopo la premiazione di Accra, ho pensato a voi, fratelli e sorelle di Bouakè esprimendo un desiderio, quello di venire a dividere con voi la mia gioia. Bouakè è parte della Costa d’Avorio”.


Sudan sapendo che una vittoria darebbe la storica qualificazione. Vanno in vantaggio con il difensore Kanga Akale e una doppietta di Aruna Dindane completa il ‘miracolo di Omdurman’. La squadra festeggia in campo e negli spogliatoi intorno al capitano Drogba, arrivano le telecamere e inquadrano le scene di giubilo. Il capitano prende il microfono e urla: “Ivoriani, - per la Coppa del Mondo abbiamo mostrato che una Costa d’Avorio unita può avere obiettivi condivisi. Ci auguriamo che i


festeggiamenti riuniscano l’intero popo- lo”. E dopo essersi inginocchiato con i compagni di squadra supplica “Vi chie- diamo in ginocchio di deporre le armi ed organizzare libere elezioni” .


Il 4 marzo 2007, un trattato di pace è siglato tra il governo e i ribelli; il presidente Gbagbo nomina Guillaume Soro, primo ministro di un governo di transizione, annuncia una amnistia generale e riammette al voto almeno tre milioni di elettori. Pochi giorni dopo,


A Bouakè, il 3 giugno, la partita contro il Madagascar non ha nulla da dire dal punto di vista tecnico, gli Elefanti dominano e vincono per 5-0 e la festa è chiusa proprio da una rete di Drogba. Sono venticiquemila cittadini della Costa d’Avorio a fare festa sugli spalti, l’ordine è garantito in campo dagli ex ribelli e per la prima volta da cinque anni una rappresentanza dell’Esercito governativo è presente nel nord del paese. Prima della partita il capitano dona a Guillaume Soro un paio di scarpini con lo slogan “Insieme per la Pace” e tutto lo stadio intona un’emozionante versione de L’Abidjanaise, l’inno ivoriano. Il giorno dopo un quotidiano locale titola “Cinque reti cancellano cinque anni di guerra”. Il 30 luglio, il Presidente Gbagbo si reca al nord per la prima volta dallo scoppio della guerra per una cerimonia nel corso della quale vengono bruciate le armi e accesa la fiamma della pace: la guerra è finita.


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