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Numero 0 • Giugno 201 0


Giunti a San Paolo, i giocatori poterono riprendere confidenza con un campo di calcio sul terreno santista del Parque Antarctica dopo quasi venti giorni. La condizione fisico-atletica non poteva es- sere ovviamente al massimo e non pote- va essere recuperata neppure in poco tempo, anche se a quell’epoca forse si dava molta meno importanza a queste circostanze. La gara d’esordio con gli svedesi a San Paolo risultò subito deci- siva (e la seconda in assoluto per nume- ro di spettatori di tutta la fase elimi- natoria con un incasso di circa cento milioni di lire dell’epoca), con moltissime chances di qualificazione per la squadra vincente e ridotte al lumicino per la squadra soccombente. Gli azzurri anda- rono subito in vantaggio con il torinista Carapellese, poi però dovettero subire il ritorno degli


indiavolati svedesi che,


nomi ripetuti in sequenza provocano ancora oggi per i romantici del calcio un brivido nella schiena (Bacigalupo, Balla- rin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Casti- gliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola) avevano composto la nazionale italiana. Una squadra capace di vincere lo scudetto con ben sedici punti di vantaggio sulla più immediata insegui- trice. Il team azzurro ne uscì dunque praticamente azzerato anche se in Italia non mancavano certamente ottimi gioca- tori per dar vita ad una selezione competitiva. La commissione tecnica az- zurra composta da Ferruccio Novo, Roberto Copernico, Vincenzo Biancone ed Aldo Bardelli poteva contare su ele- menti del calibro di Boniperti, Parola, Amadei, Muccinelli, Pandolfini e via dicendo.


Il problema per l’Italia e per le altre formazioni europee era però quello di coprire la grande distanza della trasferta


brasiliana nel minor tempo possibile. I mezzi non erano che due: l’aereo, che venne immediatamente scartato nel fre- schissimo ricordo di Superga, e la nave. Il viaggio via mare che attendeva la co- mitiva azzurra era però lunghissimo. Ci vollero infatti ben diciassette giorni di traversata alla motonave Sises per andare dal porto di Napoli a quello di San Paolo (con brevi scali a Santos e a Rio de Janeiro) dove l’Italia avrebbe esordito nello stadio Pacaembu contro la Svezia il 25 giugno. Furono diciassette giorni d’inferno, talvolta con mare gros- so, che debilitarono notevolmente i gio- catori azzurri costretti ad allenarsi sul ponte della nave e a barcamenarsi alla bell’e meglio fra mal di mare, continui piovaschi e temperature afose ed oppri- menti. Vi lasciamo immaginare quale potesse essere la qualità e l’intensità degli allenamenti che vedevano gli az- zurri impegnati in match di pallavolo e ping-pong alternati a nuotate in piscina.


grazie alla loro migliore condizione atle- tica ribaltarono il punteggio con i gol mes-si a segno da Jeppson (doppietta per il bomber che sarà poi acquistato prima dall’Atalanta e poi da Napoli e Torino) ed Andersson. Il 3 a 2 finale siglato dallo juventino Muccinelli suonerà quasi come una beffa per una squadra che se avesse avuto qualche giorno in più per riassorbire i catastrofici effetti della traversata atlantica avrebbe certa-


mente imposto al match un esito diver- so. Gli svedesi infatti non andranno poi oltre il 2 a 2 contro il Paraguay allo sta- dio Brito di Curitiba, rendendo inutile per gli azzurri il secondo ed ultimo incontro in programma, quello con gli stessi tricolores sudamericani. Questa gara giocata a San Paolo il 2 luglio vedrà un’impennata d’orgoglio dell’Italia che non lascerà scampo ai paraguaiani stesi con un gol per tempo messi a segno ri- spettivamente da Carapellese e Pan- dolfini. Il Mundial brasiliano si chiuse qui per gli azzurri, mentre al girone finale ebbe accesso la Svezia che assieme alla Spagna farà da sparring-partner alla coppia sudamericana formata da Brasile e Uruguay. E furono proprio i gauchos ad alzare la Coppa Rimet e ad appaiare l’Italia con due successi mondiali. Il 16 luglio infatti, al Maracanà di Rio de Janeiro, al gol iniziale del brasiliano Friaca risposero Juan Alberto Schiaffino ed Alcides Ghiggia che in tre minuti ribaltarono il punteggio. I due neocam- pioni mondiali avrebbero in seguito ve- stito le maglie di Milan, Roma e soprattutto della nazionale italiana in qualità di oriundi: Schiaffino per 4 volte a partire dal 1954 e Ghiggia per 5 volte con esordio nel 1957...


2 luglio 1950 - São Paulo, Pacaembu ITALIA - PARAGUAY 2-0 (1-0)


Italia: Moro (Torino), Blason (Triestina), Fattori (Inter), Furiassi (Lazio), Remondini (Lazio), Mari (Juventus), Pandolfini (Fiorentina), Muccinelli (Juventus), Cappello (Bologna), Amadei (Inter), Carapellese (Torino). Paraguay: Vargas (Libertad), A. Gonzalez (Olimpia), Céspedes (Olimpia), Gavilán (Libertad), Leguizamón (Olimpia), Cantero (Olimpia), Avalos (Cerro Porteño), López (Nacional), Jara Saguier (Cerro Porteño), López Fretes (Olimpia), Unzaín (Olimpia).


Arbitro: Ellis (Inghilterra). Gol: 13’ Carapellese, 63’ Pandolfini.


GIRONE F - Oltre il calcio


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